Di seguito l’introduzione scritta da Silvio Cattarina nel volume che racconta la storia della Famiglia Baronciani, curato da Franco Andreatini e pubblicato in occasione del cinquantennale di Isopak Adriatica.
Correvano gli anni 1988/’89 e per me, per i miei collaboratori e per i ragazzi che ospitavamo in Comunità era un brutto periodo, di tristezza e di sconforto. Improvvisamente la paura ci aveva assalito: vendevano l’immobile che ospitava la nostra Comunità. Dove avremmo potuto ospitare i ragazzi, dove avremmo mai trovato una casa, un luogo così bello e grande? La proprietà, un Istituto religioso di Milano (in pratica l’Università Cattolica) aveva deciso di vendere. Don Gaudiano aveva pensato di andar a combinare qualcosa di grande in Paradiso… io ero rimasto solo. Non sapevo più da che parte girarmi, a chi chiedere, da chi andare.
Mi fu indicato – ‘zampino’ di Ermes e Arnaldo Cappellini – una persona che non conoscevo, un importante imprenditore: Augusto Baronciani. Ero colmo di curiosità, di domande: perché lui, chi era quest’uomo, cosa aveva di così speciale?
Con riverenza ed un certo timore l’ho incontrato, con impaccio gli ho esposto il nostro problema della casa, gli ho raccontato della nostra esperienza di accoglienza e di cura verso i ragazzi difficili, in special modo verso i tossicodipendenti.
Lui mi guardava, ascoltava, non parlava. Ricordo che mi fissava, mi puntava con uno sguardo penetrante, gradualmente e positivamente giudicante. Ero in imbarazzo ma contento di essergli davanti, di conoscerlo, di guardarlo – anche se non parlava. Notavo e capivo che parlava senza parlare. Parlava con lo sguardo, comunicava con i suoi occhi brillanti, vivaci. Capiva subito, capiva al volo. Non gli interessavano i particolari minuti, i passaggi secondari: voleva vedere lo spirito, la motivazione, lo slancio prima e dentro le azioni. Più delle mie parole pesava e giudicava la mia persona, come io parlavo e perché, cosa e chi mi spingeva a vivere l’esperienza di recupero con ragazzi così difficili.
Quando leggermente muoveva la testa in qua e in là capivo che dovevo spiegare di più e meglio il passo in cui ero arrivato. Desiderava comprendere bene e tutto, voleva esserci, ambiva entrare tanto e in tutto.
Muoveva il capo più vistosamente quando mi chiedeva dei miei ragazzi: perché tanto dolore, quasi cercato e incredibilmente ‘brandito’… Tentavo di spiegare queste situazioni, si vedeva che, da un lato soffriva, soffriva molto, dall’altro si scorgeva un moto di ribellione, di incredulità, come se tra sé dicesse: “Questo no! Fino qui no, è troppo… e i loro genitori, quanto soffriranno i loro genitori?” Sono sicuro che in quei frangenti il pensiero gli andava alla sua gioventù… a quante difficoltà, fatiche, sofferenze lui e la sua famiglia avevano dovuto affrontare e sicuramente pensava… “Questi ragazzi di Silvio che invece hanno tutto perché soffrono così tanto e, magari tanto dolore se lo vanno anche a cercare?”
Terminato il colloquio ha detto: “Sì, ti aiuto! Tienimi informato. Quando vuoi vienimi a trovare.”
Così l’intero immobile (più di un ettaro di terreno, una grande casa, un vasto parco, sulla statale che porta a Fano, appena usciti da Pesaro, ‘sottomonte’ dicono i pesaresi, insomma uno dei luoghi più belli della nostra città)… grazie ad Augusto e ad altri imprenditori, professionisti, amministratori importanti della città di Pesaro, è stato acquistato.
Così è nato L’imprevisto, la Cooperativa sociale che ormai da più di 35 anni a Pesaro ( nei primi anni del suo debutto si chiamava ‘Centro Italiano di Solidarietà’, l’associazione di Don Gaudiano) dotata di più case, centri e strutture, tramite un nutrito gruppo di professionisti, educatori, psicologi, pedagogisti, sociologi, assistenti sociali, sostiene l’esperienza della Comunità Terapeutica Educativa maschile; della Comunità Terapeutica Femminile ‘Tingolo per tutti’; del Centro Diurno per Minori ‘Lucignolo’; di tre Case per il Reinserimento; della cooperativa sociale ‘Più in Là’.
Augusto Baronciani – piano piano anche per me, come per i suoi amici: “Cico” – pertanto è un socio fondatore de L’imprevisto e di tutto quanto successivamente è nato e si è sviluppato.
Una volta gli ho chiesto di incontrare, di parlare ai miei ragazzi, “Ci tengo che conoscano e comprendano la tua storia, chi, come, perché, i passi che ti hanno portato ad essere imprenditore… certo anche della tua storia sportiva di pilota di moto da corsa, ma maggiormente la tua vicenda di uomo, di padre, di imprenditore…”
“No, non sono cose che so fare, non sono capace, mi confondo e mi commuovo… chiedi a qualcun altro.” Dall’inizio alla fine dell’incontro ha affascinato tutti i ragazzi, lo guardavano parlare, raccontare le sue avventure. I ragazzi non avrebbero mai voluto che l’incontro con lui terminasse.
Quel giorno, come tutte le altre volte, ha lasciato la comunità contentissimo dell’incontro, dell’affetto che i ragazzi gli avevano manifestato ma, sempre scrollando la testa, pieno di domande, di dolore.
Quando ci incontravamo in città, scorgendomi, mi veniva incontro – volevo farlo io - mi offriva questa speciale attenzione e tenerezza che, capivo bene, un pochino era per la mia persona ma tantissimo era per i nostri ragazzi, per chiedermi come stavano, come andavano le cose… si ricordava il nome di quelli più tribolati e a rischio.
Augusto, questa persona così bella, umanamente ricca e interessante è stata sicuramente importante. Non solo durante i primi anni della mia e nostra esperienza de L’imprevisto, ma ora, ancora adesso è alquanto significativa. A motivo della testimonianza, dell’insegnamento, dei valori che ha saputo tramettere e che tutt’ora sono presenti e operanti nel mio cuore e, sono convinto, nel cuore di molti.
Per questo e tanto altro ancora mi sono commosso quando Alessandra mi ha chiesto se potevo scrivere ‘un pezzo’ sul suo Papà. Commosso, intimorito, grandemente onorato.
Silvio Cattarina